“Che sollievo averlo nella mia ‘borsa per l’ospedale’!”
Guardo il mio seno. Che presto ne uscirà del latte, per ora non riesco proprio a immaginarmelo. Come sarà? E come uscirà? Un unico getto? O saranno tanti piccoli forellini da cui uscirà il latte?
Mi correggo. Magari di latte non ne uscirà affatto! Dalle amiche so quanto può essere complicato l’allattamento al seno. Spero che riesca, ma se no, non ne farò un dramma! E invece, che ne sapevo io… Il parto si è concluso inaspettatamente con un cesareo. Vivevo in balia del personale ospedaliero (per lo più gentilissimo). Potevo contare sui migliori esperti, è passata perfino una consulente per l’allattamento e in un attimo mi hanno procurato un tiralatte. Perché il latte materno proprio non arrivava. Per quanto massaggiassi (su indicazione) e cercassi quasi di far uscire il latte dal seno con lo sguardo, non usciva niente.
Una tazzina di latte in formula
Mia figlia aveva un peso basso alla nascita, quindi il personale era un po’ in ansia. La poppata non doveva durare troppo a lungo, altrimenti le avrebbero dato una ‘tazzina’ di latte in formula. I nuovi termini da Scarabeo mi volavano intorno alle orecchie. Quando dopo un giorno il latte materno ancora non arrivava, quella tazzina di latte in formula si è rivelata davvero necessaria. Che sollievo essermi già preparata e averlo nella mia ‘borsa per l’ospedale’!
Sono il tipo di donna che al supermercato legge le etichette
Cerco di evitare gli additivi (i numeri E). E i prodotti per la cura del corpo preferisco farmeli da sola. Anche se all’epoca non l’avrei mai ammesso, col senno di poi devo confessare che gli ormoni e tutto il tempo libero del congedo hanno peggiorato la cosa. Solo il meglio per la mia bambina! Sapendo che l’allattamento al seno non sempre riesce, volevo scoprire in anticipo quale latte in formula fosse l’alternativa migliore. Ho letto della banca del latte materno. Un’iniziativa fantastica, ma che resistenza sentivo all’idea di dare il latte di qualcun’altra… Quella mamma sarà davvero sana? Mangerà bene? Non avrà malattie trasmissibili? E lo sentivo un po’ come una minaccia: un’altra madre che nutre la mia bambina. Un bel po’ ipocrita, certo. Perché anche il latte in formula è fatto con latte materno di origine animale. Eppure mi dava più tranquillità, perché è studiato nei minimi dettagli e risponde agli standard di oggi.
Per me il biologico è la norma
Lo trovo semplicemente normale, sia per il benessere degli animali che per l’ambiente. Ma anche per me stessa. Con questo criterio molte marche erano già escluse. Documentandomi avevo sviluppato anche una leggera preferenza per il latte di capra, ma non era per forza fondamentale. A prima vista gli ingredienti non sembravano molto diversi tra loro. Del resto, ci sono regole molto severe a cui il latte artificiale deve rispondere. Ma dopo le mie ricerche ho scoperto che le differenze c’erano eccome. Le ho trovate così importanti che mi sono messa a confrontarle e alla fine sono arrivata a Pure Goat.
Così una confezione è finita nella mia borsa per l’ospedale. Un’infermiera scettica l’ha tirata fuori.
Ha dovuto inforcare gli occhiali, perché questo latte in formula non lo conosceva ancora! Col senno di poi è molto divertente, perché ormai so che il modo di prepararlo non è diverso, o quasi. Ma è stato anche bello che fosse così scrupolosa. Come sono felice che la sua primissima poppata, quella tazzina indispensabile, sia stata latte in formula che avevo scelto io stessa e di cui sono convinta ancora oggi. E che non ho dovuto comprare in ospedale una confezione con poca o nessuna scelta, spesso anche molto più cara che altrove.
Ed ero felicissima anche che, dopo due giorni, il latte materno sia comunque arrivato! Perché dopo qualche settimana ho iniziato a dare anche latte in formula accanto all’allattamento al seno, e come funziona nella pratica, lo leggi nel mio prossimo blog. Hai domande dopo aver letto il mio blog?
Manda semplicemente una mail a Pure Goat. Loro saranno felici di girare la tua domanda a me. E io farò del mio meglio per risponderti!